L’ora dello street food

Immagine di una busta da lettera vintage

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Food truck

L’abitudine di consumare cibo dolce o salato per strada, appunto street food, è diffusa in tutto il mondo ma ha radici molto antiche. Infatti, pare che già ai tempi dei greci, dei romani e degli antichi egizi, per strada si vendessero piatti pronti; e i resti di una bottega di cibo da strada ritrovati negli scavi di Pompei sembrano confermare questa antica tradizione. La storia dello street food è poi continuata negli anni con pietanze “portatili” come le torte salate o il Cornish Pasty, fagottino ripieno di carne e verdure tipico della Cornovaglia che minatori e operai mangiavano quotidianamente, maneggiandolo dai bordi di pasta lavorati proprio per questo scopo. 

Oggi lo street food gode di un notevole successo, tanto che molte città ospitano numerosi festival animati dai food truck, camioncini itineranti dotati di cucina che esportano la cultura del cibo e declinano lo street food non solo in chiave tradizionale, ma anche in altre versioni, ad esempio con i sapori di culture lontane oppure con la cucina vegana, per rendere questo cibo ancora più inclusivo. 

Un’indagine della FAO ha messo in evidenza la diffusione dello street food a livello mondiale, stimando che circa 2,5 miliardi di persone al giorno scelgono questo tipo di alimentazione, sia per economicità che per praticità e gusto. Queste tre sembrano essere dunque le caratteristiche principali che hanno reso lo street food un successo planetario: dall’America all’Asia, ogni Paese ha i suoi piatti tipici da consumare per strada o mentre si fa una passeggiata. 

Ad esempio, in America centrale e soprattutto in Messico è impossibile non imbattersi in tacos, burritos o enchiladas, mentre nella non troppo distante Argentina le empanadas la fan da padrone. In Nord America ovviamente sono famosi hamburger e hot dog, ormai entrati nell’immaginario collettivo grazie a film e serie tv in cui i protagonisti passeggiano mangiando il cibo acquistato in un chioschetto. Anche l’Asia non è estranea al fenomeno anzi, qui troviamo forse la massima espressione dell’abbinamento tra fantasia, tradizione, gusto e presentazione dei piatti: noodles e involtini primavera in Cina, falafel, kebab e taboulè nei paesi del Medio Oriente, spiedini di tutti i tipi colorano i mercati di Thailandia, Vietnam, Malesia e Filippine, per non parlare poi dei preziosi piattini giapponesi che possono essere gustati praticamente in ogni angolo delle città del Sol Levante. 

In Europa fra le più celebri ricette di street food ci sono il gustoso fish&chips anglosassone, le croquetas e i churros in Spagna, il souvlaki, ovvero spiedini di carne e verdura tipici della Grecia, il currywurst e i bretzel in Germania e Austria, e le crépes in Francia, i waffle in Belgio. 

Anche in Italia lo street food ha solide radici e i piatti tipici sono tantissimi: per fare solo pochi esempi citiamo gli arancini, le panelle, il panino con la milza in Sicilia, gli arrosticini in Abruzzo, la piadina, l’erbazzone e le tigelle in Emilia-Romagna, la focaccia e la farinata in Liguria, i gofri e le miasse, cialde di farina bianca o gialla da farcire dolci o salate, in Piemonte, il panino con Lampredotto in Toscana, la puccia ripiena e i panzerotti in Puglia, il supplì e il baccalà fritto nel Lazio, il cuoppo di frittura in Campania e così via… La grande biodiversità di ingredienti e preparazioni trova nel nostro Paese una fedele espressione anche nelle preparazioni da strada. 

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