Budino: una volta il budino era salsiccia

budino con lamponi

Latte, uova, zucchero, farina, con l’aggiunta di cioccolato o vaniglia, sono questi gli ingredienti che bussano alla porta della memoria quando parliamo di budino; ma se ti dicessi che, un tempo, il re dei dessert veniva presentato a tavola come seconda portata? 

Budino: una volta era salsiccia


C’è stata un’epoca in cui il budino era un classico piatto salato. In Francia quando si parlava di boudin blanc e boudin noir ci si riferiva, infatti, alla salsiccia e al sanguinaccio. Anche in Italia, specialmente in Veneto, il budino era ricollegato prevalentemente agli ingredienti salati. La stessa etimologia del termine rimanda al “budello animale” utilizzato per racchiudere gli insaccati. 

Oggi, come ben sappiamo, il sapore classico del budino che conforta le nostre pupille gustative è prevalentemente dolce e ci risulterebbe difficile immaginare di servirlo accompagnato dall'insalata. 

Se quando senti parlare di questo dessert si materializza nella mente il cucchiaio che affonda nella morbida crema dal gusto delicato e gli occhi richiedono il colore tipico del cioccolato o della vaniglia, allaccia il grembiule perché abbiamo due prodotti che fanno al caso tuo. 

Uno di questi è il nostro preparato per budino dessert al cioccolato che, con l’aggiunta di 1 litro di latte, ti regalerà otto squisite porzioni in cui saranno racchiuse le note più dolci del cacao. La sua variante alla vaniglia, pronta anch’essa in pochi minuti, sarà invece una sinfonia di sapori mielati. 
 
In questi prodotti, tutti disponibili su Amazon, partendo dagli ingredienti più semplici ma ricchi di gusto, sarà facile ritrovare il vero sapore del budino così come lo conosciamo oggi: dolcemente squisito.

Budino al cioccolato

Budino piemontese: il bonèt  


Il bonèt (bunet in piemontese) è un budino al cacao e liquore ricoperto di amaretti secchi. Uno dei dolci più antichi che fa parte della tradizione gastronomica Piemontese da secoli. 

In dialetto piemontese il termine bonèt viene utilizzato per indicare un cappello indossato tipicamente dai contadini. La forma solitamente tonda del cappello rimanda a quella dello stampo in cui veniva cotto il dolce al cucchiaio. 

Altri sostengono che il nome non derivi dalla forma, bensì da un significato più metaforico. Il bonèt, essendo servito alla fine del pasto, rappresenta il “cappello”, la parte conclusiva della cena o del pranzo. Ancora oggi questo dolce viene presentato come il “gran finale” di ogni pasto tradizionale piemontese.

 
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